📌 In sintesi (TL;DR)
- Il diritto all’oblio (art. 17 GDPR) ti consente di chiedere la rimozione di dati personali e la deindicizzazione di link dai motori di ricerca.
- Vale soprattutto per informazioni non più attuali, eccessive o lesive, bilanciando privacy e diritto di cronaca.
- La richiesta si invia prima al gestore del sito/motore di ricerca (Google ha un modulo dedicato).
- Se viene respinta o ignorata, puoi rivolgerti al Garante Privacy o all’autorità giudiziaria.
- La deindicizzazione rimuove il link dai risultati, non sempre il contenuto dalla fonte.
Una vecchia notizia, una foto, un dato personale che continua a comparire su Google può danneggiare reputazione e serenità. Il diritto all’oblio permette, a certe condizioni, di chiederne la rimozione o la deindicizzazione. Ecco come funziona e come esercitarlo.
🔎 Cos’è il diritto all’oblio
Il diritto all’oblio è una forma del diritto alla cancellazione previsto dall’art. 17 del GDPR. Consente di chiedere che dati personali che ti riguardano siano cancellati o non più associati al tuo nome nei motori di ricerca (deindicizzazione), quando:
- i dati non sono più necessari rispetto alle finalità per cui erano stati raccolti;
- è stato revocato il consenso e non c’è altra base giuridica;
- i dati sono trattati illecitamente o sono inesatti/eccessivi;
- le informazioni sono obsolete e non più di interesse pubblico.
⚖️ Il bilanciamento con il diritto di cronaca
Il diritto all’oblio non è assoluto: va bilanciato con la libertà di informazione e l’interesse pubblico. Pesano elementi come il tempo trascorso, il ruolo pubblico della persona, la gravità e l’attualità dei fatti. Per notizie di cronaca giudiziaria, ad esempio, può essere chiesta la deindicizzazione o l’aggiornamento (collegare la notizia all’esito finale) più che la cancellazione integrale.
📝 Come esercitarlo, passo per passo
- 1. Individua dove compare il dato: sito sorgente e/o risultati del motore di ricerca.
- 2. Scrivi al titolare del sito/giornale chiedendo cancellazione o aggiornamento, motivando.
- 3. Usa i moduli dei motori di ricerca: Google e gli altri offrono un modulo di deindicizzazione per richieste basate sul GDPR.
- 4. Conserva le risposte: il titolare deve riscontrare di norma entro un mese.
- 5. Se ti dicono di no o non rispondono, rivolgiti al Garante Privacy (reclamo) o al giudice.
🔗 Deindicizzazione vs cancellazione
Sono cose diverse:
- Deindicizzazione: il link non compare più (o per certe ricerche) nei risultati del motore, ma il contenuto resta sul sito originale;
- Cancellazione: il dato viene rimosso alla fonte, dal sito che lo pubblica.
Spesso conviene agire su entrambi i fronti: chiedere la rimozione alla fonte e la deindicizzazione al motore di ricerca.
❓ Domande frequenti
Posso far rimuovere da Google qualsiasi cosa mi riguardi?
No. La rimozione/deindicizzazione è possibile quando ricorrono i presupposti del GDPR e l’interesse alla privacy prevale su quello pubblico all’informazione. Notizie recenti e di reale interesse pubblico, o relative a persone con ruoli pubblici, sono più difficili da rimuovere.
Quanto tempo ha il sito o il motore per rispondere?
Di regola il titolare del trattamento deve riscontrare la richiesta entro un mese (prorogabile in casi complessi). In caso di silenzio o diniego ingiustificato puoi presentare reclamo al Garante o agire in giudizio.
Devo pagare per esercitare il diritto all’oblio?
L’esercizio dei diritti GDPR verso titolari e motori di ricerca è in linea di principio gratuito. Diffida dei servizi che promettono “cancellazioni garantite a pagamento”: valuta prima le vie ufficiali e gratuite. La nostra associazione può aiutarti a impostare la richiesta.
🔗 Risorse utili
- Garante per la Privacy — diritto all’oblio e reclami.
- I tuoi diritti (GDPR) — come esercitarli.
- Google – Moduli privacy — richiesta di rimozione/deindicizzazione.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato.

