Ogni estate torna la stessa domanda: perché un ombrellone e due lettini possono costare anche 30-40 euro al giorno? La risposta non riguarda solo il singolo stabilimento, ma un meccanismo più grande: il sistema delle concessioni demaniali marittime, cioè il “contratto” con cui lo Stato affida un pezzo di spiaggia pubblica a un gestore privato. Vediamo come funziona, senza puntare il dito contro i singoli gestori, ma per capire cosa c’è dietro il prezzo che paghiamo.
Quanto paga il gestore allo Stato
Per legge, il canone minimo annuo di una concessione balneare è di 3.225,50 euro. La media nazionale reale è di circa 7.600 euro all’anno, più alta nelle località turistiche di pregio. Sono cifre che, confrontate con gli incassi di uno stabilimento in piena stagione, risultano spesso molto contenute.
Non è un’opinione: lo ha scritto la Corte dei Conti, segnalando che i canoni attualmente richiesti “non sono generalmente proporzionati ai proventi conseguiti dai concessionari” e che il bene pubblico, di fatto, non viene valorizzato al suo reale valore di mercato.
Perché è successo
Il motivo non è un abuso di qualcuno, ma il modo in cui il sistema si è consolidato nel tempo: per decenni le concessioni sono state rinnovate automaticamente, praticamente senza una vera gara competitiva tra più soggetti interessati. Senza concorrenza, il canone è rimasto ancorato a valori fissati molto tempo fa, mentre i prezzi al pubblico sono cresciuti con il mercato, il costo della vita e la richiesta turistica.
La direttiva Bolkestein e cosa sta cambiando
Da vent’anni l’Unione Europea chiede all’Italia di assegnare le concessioni demaniali tramite gare pubbliche, in base alla direttiva 2006/123/CE (nota come “Bolkestein”): il principio è che un bene pubblico sfruttabile economicamente va assegnato con una procedura aperta a più concorrenti, non rinnovato all’infinito allo stesso gestore.
A che punto siamo, a luglio 2026:
- il Consiglio di Stato, il 30 aprile 2025, ha ribadito l’urgenza di bandire le gare e ha dichiarato non valido qualunque rinnovo concesso dopo il 31 dicembre 2023;
- il Governo ha comunque prorogato le concessioni attuali fino alla fine del 2027, per permettere agli stabilimenti di lavorare nell’estate 2026;
- è allo studio un bando-tipo nazionale (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) e un meccanismo di indennizzo per i gestori uscenti;
- le gare vere e proprie dovrebbero partire tra ottobre e novembre 2026, con le nuove gestioni operative dall’estate 2027.
È una fase di transizione, con un contenzioso ancora aperto tra Governo, Consiglio di Stato e Unione Europea: non è escluso che i tempi slittino ulteriormente.
Cosa significa per chi va in spiaggia, oggi
Nel breve periodo, l’incertezza sulle concessioni non porta automaticamente a prezzi più bassi: anzi, gli investimenti sono spesso congelati in attesa di sapere chi gestirà l’area nei prossimi anni. Nel medio periodo, l’introduzione di vere gare competitive potrebbe favorire nuovi investimenti e, in alcuni casi, una maggiore concorrenza sui prezzi tra gestori diversi.
Nel frattempo restano validi i tuoi diritti di base come consumatore in uno stabilimento a pagamento — a partire dal listino prezzi chiaro ed esposto, che ogni gestore deve mostrare prima che tu paghi. Se vuoi il quadro completo dei tuoi diritti su spiagge libere e stabilimenti, lo trovi nel nostro articolo dedicato: Spiagge 2026: i diritti dei bagnanti, l’accesso libero al mare e le tutele negli stabilimenti.
Come ti aiuta Associazione Omnia
Se in uno stabilimento non trovi il listino prezzi esposto, o ti vengono chiesti costi che non ti erano stati comunicati prima, puoi segnalarcelo: ti aiutiamo a capire come muoverti.
Numero verde 800 210 825 — info@associazioneomnia.it
Questo articolo ha valore informativo generale sul quadro normativo in corso di evoluzione: la situazione sulle concessioni balneari può cambiare nei prossimi mesi.

