Quante volte hai firmato un contratto — palestra, telefono, assicurazione, un acquisto online — senza leggere tutto fino in fondo? È normale, i contratti sono lunghi e scritti in un linguaggio che spesso allontana. Il problema è che a volte, tra le righe, si nascondono clausole che la legge considera così sbilanciate a favore dell’azienda da non avere valore, anche se le hai firmate. Vediamo come riconoscerle.
Un equivoco molto comune: “ho firmato due volte, quindi vale”
Molti pensano che basti apporre una seconda firma specifica su una clausola (“clausola sottoscritta ai sensi degli artt. 1341-1342 c.c.”) per renderla valida. Non è così nei contratti tra un’azienda e un consumatore. Quella regola (la “doppia sottoscrizione”) vale per altri tipi di contratti, ma nel Codice del Consumo le clausole vessatorie sono nulle anche se le hai firmate due volte: la doppia firma non le salva.
Cos’è, in pratica, una clausola vessatoria
Il Codice del Consumo (art. 33 e seguenti) la definisce come una clausola che crea uno squilibrio significativo tra i diritti e gli obblighi delle due parti, a tuo svantaggio. La legge individua due gruppi:
- una “lista grigia” di clausole che si presumono vessatorie, salvo che l’azienda dimostri il contrario (es. clausole che limitano le tue azioni in caso di inadempimento del venditore, o che permettono solo all’azienda di recedere dal contratto);
- una “lista nera” di clausole considerate vessatorie sempre, senza possibilità per l’azienda di dimostrare il contrario (es. clausole che escludono la responsabilità dell’azienda per danni alla persona, o che ti fanno aderire a condizioni che non hai potuto conoscere prima di firmare).
Esempi concreti nella vita di tutti i giorni
Palestre e abbonamenti: clausole che impediscono di fatto la disdetta, o che prevedono una penale sproporzionata se smetti di frequentare prima della scadenza.
Telefonia e internet: rinnovi automatici poco visibili, o costi di disattivazione altissimi non chiariti al momento della sottoscrizione. Ne parliamo nel dettaglio nella nostra guida su disdetta di telefonia e internet.
Acquisti online: clausole che escludono o limitano il tuo diritto di recesso nei 14 giorni, quando invece è un diritto che la legge ti garantisce. Il quadro completo è nella guida sul diritto di recesso.
Assicurazioni: clausole che limitano in modo sproporzionato la responsabilità della compagnia, o che rendono molto difficile ottenere un risarcimento.
Mutui e finanziamenti: una soglia minima al tasso variabile (clausola “floor”) non scritta in modo chiaro. Ne parliamo nella guida su clausola floor e mutui.
Fideiussioni: clausole che riproducono schemi dichiarati illegittimi dalla Banca d’Italia. Approfondiamo nella guida sulle fideiussioni con clausole invalide.
Foro competente lontano da casa tua: alcune aziende inseriscono una clausola che, in caso di controversia, impone di rivolgersi a un tribunale lontano dalla tua residenza. Per i contratti con i consumatori, di regola, è competente il tribunale del luogo dove risiedi tu.
Cosa succede se trovi una clausola vessatoria
Non serve annullare l’intero contratto: la legge prevede una nullità di protezione. In pratica:
- solo la clausola vessatoria perde valore (“si considera come non apposta”), mentre il resto del contratto resta valido;
- questa nullità opera a tuo favore come consumatore: è l’azienda che non può usarla contro di te, non il contrario;
- puoi farla valere tu stesso, e anche il giudice può rilevarla d’ufficio, se te ne accorgi in causa.
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Questo articolo ha valore informativo generale: ogni contratto va valutato nel suo testo specifico.

