📌 In sintesi (TL;DR)
- Il greenwashing è la pratica di presentare prodotti/servizi come ecologici quando non lo sono o lo sono solo parzialmente: pratica commerciale scorretta sanzionata da AGCM.
- Il D.Lgs. 30/2026 recepisce la direttiva UE 2024/825 e vieta espressioni vaghe come “ecologico”, “green”, “naturale”, “carbon neutral” senza prove.
- Le etichette ambientali private sono ammesse solo se basate su sistemi di certificazione approvati e verificati da terzi indipendenti.
- I consumatori possono segnalare casi sospetti all’AGCM con segnalazione gratuita online.
- Le sanzioni per greenwashing arrivano fino al 10% del fatturato dell’azienda, oltre al risarcimento dei consumatori danneggiati.
“Eco-friendly”, “green”, “carbon neutral”, “100% naturale”: etichette sempre più diffuse che spesso nascondono pratiche commerciali ingannevoli. Il D.Lgs. 30/2026, in vigore in Italia, ha introdotto regole stringenti per proteggere i consumatori dal greenwashing, in attuazione della direttiva UE 2024/825 sulla transizione verde leale.
🌱 Cos’è il greenwashing
Il greenwashing (dall’inglese “lavaggio verde”) è una pratica di marketing che attribuisce caratteristiche di sostenibilità ambientale a prodotti, servizi o aziende che in realtà non le possiedono o le hanno solo in misura limitata. Ricade tra le pratiche commerciali scorrette sanzionate dal Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) e ora rafforzate dal D.Lgs. 30/2026.
- Asserzioni vaghe: “ecologico”, “naturale”, “amico dell’ambiente” senza specificazione concreta.
- Loghi auto-prodotti: certificazioni “verdi” inventate dall’azienda stessa per dare apparenza di affidabilità.
- Compensazione carbonica fittizia: “carbon neutral” basato solo su crediti di compensazione di dubbia validità.
- Confronto incompleto: “il più ecologico della categoria” senza indicare i parametri.
📜 Cosa cambia con il D.Lgs. 30/2026
Il decreto introduce divieti specifici e obblighi di trasparenza. Le aziende devono provare ogni asserzione ambientale con dati pubblici e verificabili.
- Vietate le asserzioni generiche: termini come “verde”, “eco”, “naturale”, “biocompatibile” sono ammessi solo se accompagnati da specificazione precisa (es. “il 90% del packaging è riciclato”).
- Etichette ambientali: solo basate su sistemi di certificazione approvati (es. Ecolabel UE, EU Organic, FSC) e verificate da enti terzi indipendenti.
- Carbon neutrality: ammessa solo se l’azienda dimostra riduzione effettiva delle emissioni (non solo compensazione) con piano scientifico misurabile.
- Durabilità e riparabilità: nuovo obbligo informativo “punteggio di riparabilità” su elettronica e elettrodomestici.
🛒 I tuoi diritti come consumatore
Il D.Lgs. 30/2026 rafforza significativamente i diritti dei consumatori in materia di sostenibilità.
- Diritto all’informazione veritiera: ogni claim ambientale deve essere comprovato da fonti accessibili (link al sito, etichetta, QR code).
- Diritto al risarcimento: chi acquista basandosi su un claim ingannevole può chiedere il rimborso o la risoluzione del contratto.
- Diritto di reclamo collettivo: le associazioni dei consumatori possono attivare azioni di classe contro greenwashing su larga scala (Codice del Consumo, art. 140-bis).
- Diritto alla pubblicità della sanzione: AGCM può ordinare alla società sanzionata di pubblicare la decisione sui propri canali.
⚖️ Come segnalare un caso di greenwashing
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è l’ente competente per le pratiche commerciali scorrette. La segnalazione è gratuita.
- Raccogli le prove: fotografa packaging, screenshot del sito, pubblicità ingannevole, ricevuta d’acquisto.
- Compila il form online su agcm.it, sezione “Segnalazioni”.
- Allega tutto il materiale: l’AGCM aprirà istruttoria se ravvisa elementi di scorrettezza.
- Se ritieni di aver subito un danno economico, valuta anche un’azione individuale per restituzione del prezzo.
🔎 Esempi reali di greenwashing sanzionato
- Compagnie aeree: claim “voli sostenibili” basati solo su crediti carbonici di compensazione, sanzionati in vari paesi UE (Olanda, Germania, Italia).
- Case automobilistiche: dichiarazioni “carbon neutral” sui veicoli senza considerare l’intero ciclo di vita.
- Settore moda: collezioni “sustainable” con percentuali di materiali riciclati molto basse.
- Cosmetici e detergenti: “100% naturale” su prodotti contenenti tensioattivi sintetici.
❓ Domande frequenti
Posso restituire un prodotto se scopro che il claim ecologico era falso?
Sì. Se l’asserzione ambientale era determinante nella tua scelta d’acquisto, puoi chiedere la risoluzione del contratto per dolo o errore essenziale (artt. 1427 e 1439 c.c.) e il rimborso integrale. In sede di reclamo cita esplicitamente la pratica commerciale scorretta ex D.Lgs. 30/2026.
Quanto può costare a un’azienda fare greenwashing?
Le sanzioni AGCM per pratiche commerciali scorrette arrivano da 5.000 € a 10 milioni di €; il D.Lgs. 30/2026 introduce inoltre la possibilità di sanzioni fino al 10% del fatturato annuo per recidiva. Si aggiungono i risarcimenti ai consumatori danneggiati e i costi reputazionali.
Le certificazioni ambientali “private” sono ancora valide?
Solo se rispettano i requisiti del D.Lgs. 30/2026: verifica indipendente da parte di terzi, criteri pubblici e trasparenti, monitoraggio periodico. Loghi creati dalla stessa azienda senza certificazione esterna sono vietati.
Cosa significa “punteggio di riparabilità”?
È un valore da 1 a 10 che indica quanto un prodotto (smartphone, lavatrice, TV, ecc.) sia facile da riparare: disponibilità ricambi, accessibilità ai componenti, durata del supporto software. Sarà obbligatorio in etichetta a partire dal 2026 per molte categorie di prodotti.
Posso fare azione legale collettiva contro un’azienda che fa greenwashing?
Sì, tramite le associazioni dei consumatori rappresentative o tramite il “ricorso di classe” introdotto dalla riforma del 2021. È una procedura più efficace dell’azione individuale per sanzionare pratiche su vasta scala.
🔗 Risorse istituzionali
- AGCM — segnalazioni di pratiche commerciali scorrette.
- EU Green Claims Directive — direttiva europea di riferimento.
- EU Ecolabel — certificazione ambientale ufficiale UE.
- MIMIT — Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Le norme citate sono aggiornate al 2026 ma possono variare.


